25/03/12

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si menziona la minoranza della terraferma, di come la fisica possa farne a meno. la macchina in direzione fingendosi proietta. maledetti il momento la linfa veloce del pareggio. le stringhe sul quadrato l'acqua la sveglia la lampada. si procede in comune, si fa un giro per un certo tempo, annusando del proprio. le pertinenze alla stessa corsa ascoltando l'astro delle funzioni. in tre rotolano per le scale con tre desideri da vecchia volpe. sognano orienti con impegno tenorile punteggiato dai sì dai no dagli infatti reduci da torti e inadeguatezze, ridono al freddo, è un tempo siderale, la massa ne conviene. dalle sedie, le signorie, abboccando, aggiungono: buttane giù ancora uno. innescati da affumicazioni non richieste il respiro irritato dalle adiacenze. convengono alcune mosse. il vecchio fabbro è anche il migliore. sentendosi male gli predicono acidi, sali, dolci, amari. costernazioni. divisi tra muscoli, sangue, candide di carne. informano sulla porta dei parecchi gradi inferiori rispetto alla media stagionale. sorvolano sulla sofferenza vera vagheggiano di delizie provenienti dal bagno a maggior sostegno delle ghiandole (la caratteristica anticipazione del flusso). le dinastie, persa la villosità ritentiva del gusto, non finiscono la frase. in un preciso particolare del secolo svolgono con cura il pacchetto zen. hanno stile, l'oracolo si direbbe raffinato nel riconoscimento congiuntivo del verbo. la tonsura rituale delle dee con una ritmica del capino sul pizzo ammorbidite da quiete e rasserenamento. solo dopo la rivoluzione si contano perdite eccessive ma saranno minime nell'ardore. i gradi valutati poi in 32 data l'escursione




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