10/05/10

riccardo cavallo: romance zeroquattro, dal quaderno delle fontane

 

Miriadi d’ancelle magiche e fulgidi araldi.
Nell’annichilimento e svuotamento di ogni comunicazione.
Scoperta di un motivo sigillo grafico cinese ad elva.
Ferite incurabili e fallimenti che hanno lasciato il segno. lunghe storie di morte e di dolore, riflussi, i seventies…
g. sul non avere un interno, ella era convessità e pienezza
(perché) c’è una storia? Affermativamente.
Tigri di nebbia e draghi di nubi per fogli e miraggi, questo l’ambiente.
Di quel che fa d’ogni topologia un artificio, un costrutto di finzioni. Le artemidi là evocate e descritte non hanno un interno ma nondimeno è all’interno che tutto si svolge, dentro una guaina, un pettorale, una nera tunica, cavità remote ed inaccessibili, impenetrabili per il fatto di esservi già
dentro.
Una seconda spiegazione, non peregrina suggerisce l’idea di un manufatto invisibile.
il testo dunque un fiore qualche volta-nascosto dal gladiolo troppo grande, in un solo corpo lo scatenarsi di orde leggendarie.
Bagni penali della multimedialità ed ergastoli della scrittura, quali passaggi dagli uni agli altri, ci si mettano pure le perniciose influenze delle mode e le coercizioni del mercato.
Scritto in un tunnel fiocamente illuminato, più in là scorre la Roya, lampi su Tenda.
Elementi di geometria, figure regolari ed irregolari, dal punto alla linea, ai poligoni ed al cerchio, linee parallele, divergenti, convergenti, allucinano un conteggio e più ancora un dislocarsi raccontano di una pittura del tutto invisibile là, fuori scena.
Richiami talmudici: gigli o rose mutati in fiamme d’inferno al crepuscolo, all’alba risplendevano nella gloria dei cieli-sette angeli, sette colori, sette fiori, sette squilli di tromba, sette sigili, sette stelle.
Ed ancora un’altra volta, poiché la bellezza altro no è che il principio di un tremendo che ancora non riusciamo a sopportare, e se tanto l’adoriamo è perché essa serenamente disdegna di distruggerci.
Mansit odor, posses scire fuisse deam. Mi dica cosa ha combinato. Combinato? Mi sono unito alle
sirene, in fondo alla cisterna dove vive il re dei nani.
In varianti che interminabili si succedono il procedere della strofa, gli abiti leggeri fradici di pioggia, la vita che danzava nelle mille carezze del desiderio eccetera, l’estate alle porte di che cosa, in due parole che sono una e sono tutte, passi di ritorno: dal luogo del delitto ai luoghi del diletto, una scelta fra noie e troie, quale vecchia figura di decomposizione e raccapriccio che si trasforma nella fanciulla splendente dalle membra inerti com per un’intensa passione e dalle bellissime gambe dentro il petalo del loto, fin qui romance primavera 2003 febbraio 2004.
Strutture prigioniere di altre strutture, ipostasi falliche e teste a dirne una.